
03-08-2011
Roma - Durante l'estate 2011 sono almeno duecentomila i giovani impegnati nelle campagne di raccolta di frutta, verdura e nella vendemmia. E' quanto stima la Coldiretti, in occasione della divulgazione dei dati Istat a giugno, nel sottolineare che dal primo giugno i giovani lavoratori dai 16 ai 25 anni di età regolarmente iscritti ad un ciclo di studi possono essere remunerati con voucher, i buoni lavoro che comprendono già la copertura assicurativa e previdenziale e non sono soggetti a ritenute fiscali. L'estate coincide - sottolinea la Coldiretti - con il periodo di maggior impiego di lavoro nelle campagne dove sono in corso le attività di raccolta di verdura e frutta come ciliegie, albicocche o pesche durante l'estate fino alla vendemmia che si concentra nel mese di settembre.
Per gli studenti - continua la Coldiretti - lavorare nei campi significa, oltre che prendere contatto con il mondo del lavoro, anche fare una esperienza diretta a contatto con la natura, i suoi prodotti e una cultura che ha fatto dell'Italia un Paese da primato a livello internazionale nell'offerta di alimenti e vini di qualità. Una occasione per conoscere la genuinità e le caratteristiche dei veri prodotti del Made in Italy per impararli a distinguere da quelli importatati spacciati come nazionali anche sugli scaffali dei mercati al momento di fare la spesa. Lo strumento dei voucher, introdotto per la prima volta proprio in occasione della vendemmia 2008, è da allora sono stati oltre 3,3 milioni i quelli dal valore di 10 euro staccati per remunerare il lavoro in campagna. L'agricoltura è il settore che ha maggiormente utilizzato questa opportunità con circa il 27 per cento dei voucher totali seguita a distanza dalle manifestazioni sportive, culturali o di solidarietà e dal commercio. I "voucher" - conclude la Coldiretti - rappresentano uno strumento che offre interessanti opportunità di reddito e occupazione a categorie particolarmente deboli e risponde coerentemente alle richieste di semplificazione del lavoro nei campi che può così meglio esprimere le proprie potenzialità in un momento di crisi, senza con ciò destrutturare il mercato del lavoro agricolo.



