
08-06-2012
Roma - Dopo le ripetute scosse di terremoto che hanno messo in ginocchio il comparto agroalimentare emiliano, arriva il pericolo siccità. A lanciare l'allarme è la Cia, Confederazione italiana agricoltori, che sta eseguendo attenti monitoraggi sul territorio. A causa dei danni subiti dai consorzi di bonifica delle provincie di Modena, Ferrara e Reggio Emilia, quasi 200 mila ettari di terreno agricolo non potranno essere irrigati e questo mette a rischio l'80 per cento della produzione di pere "made in Italy"
Proprio in queste tre provincie si concentra la quasi totalità della produzione nazionale di pere: la William, l'Abate e la Conference sono solo le principali varietà, tutte tutelate dal marchio Igp assegnato alla "Pera dell'Emilia Romagna". E di tutta la regione, proprio quest'area fa dell'Italia il primo produttore europeo e il terzo produttore mondiale di questo tipo di frutta, dietro Cina e Stati Uniti. L'area attualmente a "secco", particolarmente vocata a questa produzione, ospita tra l'altro anche la coltivazione di pesche e nettarine, oltre che di ortivi e seminativi.
Di fronte al rischio siccità, la Cia sottolinea l'urgenza di una tempestiva messa in sicurezza degli impianti danneggiati, con interventi per ora anche provvisori, purché rapidi ed efficaci. Nel giro di 15 giorni, infatti, la temperatura potrebbe salire abbastanza da compromettere seriamente gli orticoli e le piante da frutta.
Dopo la filiera del latte, alle prese con i danni ai caseifici di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, con la riduzione del rendimento delle mucche, legata al susseguirsi delle scosse, e con le speculazioni sul prezzo alla produzione del latte -continua la Cia- ora si teme anche per il comparto frutticolo, che insieme alla vitivinicoltura è l'altra grande risorsa agricola dell'Emilia Romagna, capace di produrre da sola il 17 per cento della frutta italiana. A pochi giorni dal via alla campagna di raccolta di pesche e nettarine, infatti, si riscontrano difficoltà nell'organizzazione della raccolta. Oltre all'"esodo" degli stranieri impegnati nei campi proprio a causa del terremoto, l'altro problema è legato proprio ai crolli dei laboratori di refrigerazione, confezionamento e conservazione del prodotto.



