
18-04-2012
Roma - Federalimentare si dichiara decisamente contraria alla food tax anti-obesita' ipotizzata dal governo Monti. "Ipotizzare una food tax per combattere l'obesità è privo di senso economico e di fondamento scientifico, una misura che andrà a colpire ancora di più i consumi alimentari delle famiglie italiane, già in difficoltà per l'aumentata pressione fiscale, e mirata solo a far cassa e non a risolvere i problemi legati a cattive abitudini alimentari. Una tassa che gli italiani non vogliono. I cittadini, già in difficoltà nella situazione attuale e preoccupati per le prossime misure fiscali, in un recente sondaggio IPSOS hanno espresso netta contrarietà: l'85,6% dichiara di non volere l'introduzione di un simile provvedimento e ben l'81,5% la ritiene una misura finalizzata solo a fare cassa, non ad orientare i consumi.
Nel merito delle ipotesi di tassazione, i superalcolici hanno già le accise fra le più alte d'Europa con un consumo ridotto oggi a un terzo rispetto a venti anni fa. Il settore delle bevande analcoliche in Italia è fatto da una pluralità di produttori di diverse dimensioni presenti su tutto il territorio nazionale, con un forte impatto sul sistema economico locale: circa 25 mila addetti per un fatturato pari a oltre 1,9 miliardi di euro, posti di lavoro che saranno messi a rischio dalla contrazione dei consumi determinata da una nuova tassa sulla quale l'Iva agirebbe da moltiplicatore come già avviene per i carburanti.
Paragonare questa misura a quanto già fatto in Francia è ingannevole: oltralpe l'IVA sulle bevande gassate è solo al 5,5% e non al 21% come in Italia, aliquota che dal 1 ottobre salirà tra l'altro al 23%. L'Italia, inoltre, non si segnala tra i massimi consumatori di bevande analcoliche: meno di 50 litri annui pro capite contro la media europea di 76 litri e ben distante dai 100 dei Paesi del Nord Europa o di altre economie avanzate come Canada e Stati Uniti. L'industria alimentare italiana, poi, è impegnata sin dal 2005 in una profonda riformulazione dei propri prodotti - ad oggi ben 4.000 sono stati riformulati e 6.000 riporzionati - che ha già portato ad esempio alla diminuzione del 25% dei grassi totali e del 35% dei grassi saturi negli snack salati, alla riduzione del 10% di sale nel pane industriale o al limite massimo di 15 grammi di zuccheri totali per 100 grammi nello yogurt e nei latti fermentati, ed è pronta a proseguire la collaborazione già avviata in proposito sin dal 2007 con il Ministero della Sanità grazie al programma Guadagnare Salute e a effettuare importanti interventi per la massima diffusione di una corretta educazione alimentare, unico contrasto efficace al sovrappeso, come già sta avvenendo con il programma Scuola e Cibo realizzato con il Ministero per l'Istruzione.
"Francamente - dichiara il Presidente di Fedralimentare, Filippo Ferrua - una tassa del genere mi sembra ingiusta per non dire odiosa, ingiustificata e pericolosa. Ingiusta, perché andrebbe a colpire soprattutto le famiglie più deboli dove la spesa alimentare è ancora parte cospicua del proprio portafoglio. Ingiustificata, perché gran parte dei nutrizionisti concordano nel dire che non esistono di per sé cibi buoni o cattivi, ma solo un sano e corretto stile di vita in cui l'apporto calorico è bilanciato dal movimento. Pericolosa perché, oltre al danno d'immagine per il nostro made in Italy, inasprirebbe ulteriormente la contrazione dei consumi alimentari e comprometterebbe lo sforzo quasi decennale dell'industria alimentare per andare incontro alle nuove esigenze nutrizionali degli italiani".



