
25-04-2012
Roma - L'Imu colpisce anche l'allevamento dei pesci, infatti le vasche per l'acquacoltura utilizzate negli impianti a terra che non erano assoggettate all'Ici in quanto parte integrante del terreno dell'azienda agricola, ora dovranno pagare l'imposta. Una questione che preoccupa fortemente l'Associazione piscicoltori italiani (Api) che ha incontrato il ministro per le Politiche agricole Mario Catania per chiedere di rivedere l'inquadramento catastale di questi bacini, essenziali per l'attività di un settore che, con più di 800 allevamenti e 15 mila addetti compreso l'indotto, vanta una produzione lorda vendibile di 350 milioni di euro.
Oltre all'introduzione dell'Imu, che ha assoggettato questi strumenti accatastati alla categoria D/10, l'associazione ha richiamato l'attenzione del ministro anche sulla gravositá dei costi burocratici a cui è assoggettata l'attivitá di allevamento, con una quantitá indescrivibile di vincoli e procedure impegnativi e costosi, che spesso finiscono per demotivare gli imprenditori; questo a partire dal rinnovo delle concessioni dell'acqua utilizzata, alla definizione dei volumi di acqua necessari a mantenere condizioni di vita e benessere del pesce allevato, al rinnovo delle autorizzazioni allo scarico, fino alla questione dei canoni, alla possibilitá di utilizzare l'acqua anche per la produzione di energia idroelettrica.



